Primario Veduta Amica complice fammi sentire troia

Una moglie troia ma favolosa

Amica complice fammi sentire 61741

Lorenza, questo era il suo nome, era una biondina con gli occhi di un celeste annacquato, ma una faccia da troia come non ne avevo viste mai, e soprattutto un paio di tette che sfidavano la forza di gravità. Per quella sera mi limitai a studiarla ma, col passar del tempo, mi accorsi che non ci stava tanto con la testa. Negli anni diventammo amici, anche intimi: si parlava di tutto, spesso anche di sesso, senza imbarazzo e si stava bene insieme. Accettai perché il cazzo non vuol sentir ragioni, ma feci una figura di merda. Non sapevo che scuse cercare per ovviare a quella defaiance ma mi è sembrato che lei se lo aspettasse, perché, mi disse, erano cose che potevano capitare quando si è troppo emozionati e che comunque io rimanevo il suo amico diletto- anche di sottoscala, pensai io. Le chiesi se potevo costatare di persona se era vero, ma lei rispose che si era sposata e che li faceva solo al marito e allora perché cazzo me lo disse, boh? Chiudendo la telefonata ripensai alle sue stranezze e nel frattempo mi frullavano in mente strane idee: perché confidare a me una cosa del genere? Come aveva fatto a sapere il numero di telefono del nuovo lavoro? Dopo esserci salutati seppi che col marito le cose non andavano bene, che stava per separarsi e tante amenità del genere.

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E la fantasia comincia a varcare tutti quei confini invalicabili, definiti volgari, assurdi, fuori della logica dalla buona civiltа e buona educazione. Ma intanto, si spegneva lentamente la voglia di erotismo. Lei è ancora una bella femmina, magra, una terza di seno, coppia belle cosce diritte, capelli neri a caschetto, insomma una bella figa. Ella non si sottraeva… anzi, continuava a muoversi e a farfugliare frasi confuse, dalla serie: siiiiii, mi piacer…. Ohhhhhhhh ecc. Facendole capire che avevamo adesso delle possibilità di vivere qualche attimo piacevole. Dopo tante discussioni, cominciammo a mettere in pratica alcune piccole fantasie erotiche, anche perché in passato avevamo attuato simili giochetti. Alcune sere, addirittura se vestita si faceva trovare escludendo mutande e con gonne corte, piegandosi apposta per farmi vedere la figa.

Sono in piedi davanti a lei affinché è appoggiata alla lieve sporgenza della roccia; ha le cosce ben aperte ed io allungo le mani, finché, con delicatezza, prendo ad accarezzare i suoi seni, che sento turgidi e duri sotto i polpastrelli. Mi guarda con insistenza negli occhi, mentre pian piano il piacere comincia a defluire dentro di lei. Passo con la mano sinistra lungo il solco delle sue natiche, le scosto leggermente fin quando, con la punta del alluce indice, non sento il suo forellino che subito reagisce al massaggio, contraendosi. Chiude gli occhi e si morde il labbro inferiore, mentre comincia a gemere per le mie carezze. Raggiunge un orgasmo e, dalle sue labbra esce un flebile lamento, mentre gode. Giro lo sguardo e mi rendo conto che, dalla spiaggia assolata tutti, in quel momento, stanno guardando noi due e non è necessario appellarsi a chissà quanta immaginazione per afferrare quello che stiamo facendo.